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01
Apr
11

TIZIANO TERZANI

Esce oggi nei cinema il film La fine è il mio inizio“, basato sull’omonimo  libro di Tiziano Terzani, pubblicato postumo da Longanesi nel 2006.
Terzani, nato a Firenze nel 1938 e morto di cancro nel 2004, è stato uno dei giornalisti italiani più conosciuti e stimati al mondo. Corrispondente dall’Asia di Der Spiegel, di La Repubblica, l’Espresso e del Corriere della Sera, ebbe l’opportunità di seguire da vicino la guerra del Vietnam e di assistere, unico giornalista occidentale, alla liberazione di Saigon, che poi descrisse magistralmente nel suo libro Giai Phong! (1976). Viaggiò  in Cina (dove fu arrestato ed espulso) e in Russia e visse a Singapore, Hong Kong e in India, trascorrendo gli ultimi anni sulle montagne himalayane. Tra gli altri suoi libri La porta proibita (1985), Buonanotte, signor Lenin (1992), Un indovino mi disse (1995), Un altro giro di  giostra (2004).
Non ho ancora visto il film “La fine è il mio inizio”, un colloquio-testamento con il figlio Fosco alla ricerca del senso della vita. Il libro non si presta molto, a mio parere, ad una trasposizione cinematografica, perchè nel racconto della sua vita e delle sue esperienze, Terzani alterna i ricordi storici con le riflessioni filosofiche:
“…Perchè sono sempre più convinto che è un’illusione tipicamente occidentale che il tempo è diritto e che si va avanti, che c’è progresso. Non c’è. Il tempo non è direzionale, non va avanti, sempre avanti. Si ripete, gira intorno a sè. Il tempo è circolare. E questo lo sento così forte. Lo vedi anche nei fatti, nella banalità dei fatti, nelle guerre che si ripetono.”

buddismo zen, il cerchio della vita (la fine e l'inizio) o "enso"

……”Allora, questa è la fine ma è anche l’inizio. E l’immagine che mi viene in mente quasi ogni giorno  del mio abbandonare il mio corpo è quella di un monaco zen che si siede nel silenzio della sua cella, prende un bel pennello, lo intinge nel mortaio dove ha sparso la china e poi si raccoglie davanti al pezzo di carta di riso e con grande concentrazione fa un cerchio che si chiude. Ma un cerchio, non fatto con il compasso, un cerchio fatto con l’ultimo gesto della mano su questa terra. La vita si conclude.” (tratto dal libro “La fine è il mio inizio”, pag. 456).
A coloro che non hanno mai ascoltato Terzani, consiglio il seguente video: cliccate QUI
Personalmente preferisco il Terzani pacifista di Lettere contro la guerra(2002), antagonista e critico delle opinioni di un’altra grande giornalista, Oriana Fallaci, anche lei morta di tumore nel 2006, a 77 anni di età. La Fallaci si trovava nel suo appartamento di New York il giorno dell’attentato alle Torri Gemelle, l’ 11 settembre 2001. Non pubblicava articoli da molti anni, ma l’indignazione che provò fu talmente grande che, anche su invito del Direttore del Corriere Della Sera Ferruccio De Bortoli,  scrisse un lungo articolo (La rabbia e l’orgoglio, Rizzoli Editore) in cui denunciava la minaccia del fondamentalismo islamico e il diritto-dovere del mondo occidentale di difendere i propri valori ricorrendo anche alla guerra.
Tiziano Terzani la pensava in modo completamente diverso,  e le rispose con un altro articolo, pubblicato sul Corriere della Sera  (8 ottobre 2001) dal titolo “Il Sultano e San Francesco“.  Qualsiasi opinione si abbia in proposito, la contrapposizione ideale tra le idee di Terzani e della Fallaci riproduce fedelmente la realtà internazionale e i conflitti in corso, analizzandone le cause storiche, politiche, economiche e religiose, remote e prossime, con l’acutezza e la chiarezza di due grandi “penne” del giornalismo italiano. Questi due articoli sono stati poi ampliati e pubblicati in due libri, ma sono ancora di una sconcertante attualità, tanto che li ho ripresi dall’archivio storico del Corriere della Sera e, nonostante l’eccessiva lunghezza, ne consiglio un’attenta rilettura.
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