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17
Nov
11

CAPITALISM: A LOVE STORY

“Capitalism: A Love Story”  è un film documentario del 2009 scritto, prodotto e diretto da Michael Moore e presentato alla 66 Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Il film prende spunto dalla crisi finanziaria iniziata  nel 2006 negli Stati Uniti, con conseguenze che hanno avuto pesanti ripercussioni sull’economia di tutto il mondo.

Ironicamente Moore parla di “love story”,  alludendo all’amore incondizionato degli americani per il mercato capitalistico, e descrive le conseguenze disastrose di questa infatuazione non solo sui ceti più deboli, ma anche sulle classi sociali medio-alte.

Già nel 1987 Oliver Stone con il suo film Wall Street  (che procurò a Michael Douglas l’Oscar come miglior attore) aveva messo sotto accusa l’economia di un mercato degenerato rappresentandone il cinismo, le contraddizioni, gli errori e le ingiustizie.

Moore appesantisce questa condanna concludendo che  l’economia americana si avvia berso il baratro, coinvolgendo l’intero sistema economico globale.  A suo parere, non si può identificare il sistema capitalistico con il sistema democratico; nella Costituzione Americana non si fa mai menzione del sistema capitalistico e delle logiche del profitto imperanti, si punta invece, in più di un passaggio, sul concetto di democrazia e sulle sue implicazioni sociali, in particolare sul fatto che tutti i cittadini americani abbiano diritto agli strumenti necessari a garantire loro la soglia minima di benessere. Secondo la Costituzione Americana, i ricchi non dovrebbero essere troppo ricchi, e i poveri non troppo poveri.

La realtà, sembra dire Moore, è che il mondo non vuole la “vera” democrazia, quella che postula una equa divisione delle risorse, parità di diritti e accesso garantito ad alcuni beni e servizi di base come la casa, il lavoro, la sanità, l’istruzione… E a non volerla sono soprattutto  coloro che traggono i maggiori benefici economici dalla conoscenza dei meccanismi incontrollati del sistema finanziario.

Il mercato azionario di Wall Street, a detta di Moore, è “un’istituzione trattata come il Santo Sepolcro e non da casinò come è in realtà (come in tutti i casinò, la casa di solito vince).

«Il capitalismo è un sistema di avidità legalizzata, è una sorta di schema Ponzi, un vero e proprio modello truffaldino. Non posso accettare questo sistema perché va contro la democrazia, contro qualsiasi principio e non ha alcun fondamento etico. Il mio lavoro è quello del regista e con i miei film, in un modo autentico e onesto, voglio essere la voce di chi soffre, di chi è costretto all’angolo. Perché attraverso il cinema mi sono reso conto che posso gridare al mondo, e in un modo non violento, tutte le ingiustizie».

In effetti lo “schema Ponzi”, cui Moore si riferisce, è un metodo truffaldino e vietato dalla legge per  arricchirsi enormemente facendo affidamento sull’ingenuità dei clienti. E’ lo schema applicato dal finanziere Bernie Madoff che attualmente sta scontando in America 150 anni di carcere per aver frodato, con la sua Investment Securities, oltre 65 milioni di dollari a cittadini americani di tutte le classi sociali, tra cui numerosi VIP.

Lo schema Ponzi non è altro che una specie di “catena di Sant’Antonio” (se ne trovano molte su internet), che prende il nome da un italo americano, Charles Ponzi, che intorno al 1920 riuscì a truffare oltre 10.000 cittadini di Boston (guadagnando 9 milioni e mezzo di dollari) promettendo il  pagamento di interessi sicuri e costanti se gli avessero affidato i loro soldi.  Come in tutte le cosiddette piramidi finanziarie (vedi sotto la figura: Lo schema di Ponzi), i guadagni maggiori sono di chi sta al vertice e dei suoi complici più vicini, ma il sistema è destinato prima o poi a fallire quando la base dei creditori da rimborsare diventa troppo ampia. 

Infatti i denari versati dai “nuovi” investitori servono a remunerare chi è ai piani più alti della piramide, mentre la stragrande maggioranza di coloro che stanno nella parte bassa della piramide non ha speranza nè di percepire interessi né di riavere mai il capitale incautamente investito.

All’inizio Charles Ponzi rimborsò i primi investitori con i denari via via provenienti da altri investitori, poi ricorse ai fondi di una banca che aveva in parte acquisito, ma quando i fondi si  esaurirono la “bolla finanziaria” esplose e Ponzi fu arrestato e condannato a 10 anni di carcere.

Per Moore gran parte del sistema finanziario e bancario mondiali utilizzano lo “schema Ponzi” per accrescere a dismisura la propria ricchezza.

Michael Moore è oggi tra coloro che appoggiano le proteste del  movimento Occupy Wall Street,  accanto a Susan Sarandon Alec Baldwin, Brad Pitt e numerose altre star di Hollywood.




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