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19
Feb
12

Il complotto: perchè morirono i Kennedy

“Se il nostro Paese deve sopravvivere, il mito dell’uomo indispensabile deve essere spezzato”

Haroldson Lafayette Hunt,  citato in “Il complotto”, Nutrimenti editore, 2012.

Il 22 novembre 1963, a Dallas in Texas, veniva assassinato John F. Kennedy, Presidente degli Stati Uniti. Le indagini “ufficiali”, condotte dalla Commissione Warren, individuarono un unico responsabile, Lee Harvey Oswald, che avrebbe sparato al Presidente dal sesto piano di un edificio posto alle spalle del corteo. Ma numerose testimonianze,  foto  (vedi sotto la foto in cui alcuni poliziotti si dirigono, uditi gli spari, verso una collinetta posta davanti al percorso dell’auto presidenziale) e il filmato girato da  un cineamatore dilettante, Abraham Zapruder (in cui si vede chiaramente che il colpo mortale spinge all’indietro la testa di Kennedy, e quindi non può provenire dall’edificio in cui si trovava Oswald, posto alle spalle) dimostrarono da subito che si era trattato di un complotto più vasto, insabbiato dagli stessi responsabili.

Per questo il fratello di John, Robert Kennedy, cercò di scoprire i veri colpevoli.  In poco tempo, grazie all’aiuto dei servizi segreti francesi e del generale De Gaulle (quel giorno a Dallas erano inspiegabilmente presenti due agenti dell’OAS, l’organizzazione terroristica che aveva attentato più volte alla vita di De Gaulle)   fu scritto e consegnato alla famiglia un rapporto dal quale emergeva, con nomi e cognomi, il quadro di una cospirazione capeggiata da miliardari del petrolio ( i cui interessi erano fortemente contrastati dal Presidente) e capi militari, che poteva contare sul silenzio complice del capo dell’FBI Edgar Hoover e dello stesso vicepresidente Lyndon Johnson.  Il dossier (The Plot) fu pubblicato per la prima volta nel 1968 col titolo «Farewell America» da una casa editrice presto scomparsa con sede in Liechtenstein.

dinamica secondo rapporto Warren

gli agenti corrono verso la collinetta da cui è partito il colpo mortale

Il libro uscì anche in Francia con il titolo L’Amérique brûle, e in Italia (L’America brucia) su richiesta di un misterioso committente (forse Gianni Agnelli, intimo amico dei Kennedy). L’autore si firmò con lo pseudonimo di James Hepburn. Lo stesso testo viene ora ripubblicato dalla casa editrice Nutrimenti in un’edizione a cura di Stefania Limiti dal titolo «Il complotto – La controinchiesta segreta dei Kennedy sull’omicidio di JFK». Ripropone l’inchiesta segreta dei Kennedy con una dettagliata introduzione e un’intervista inedita a uno dei protagonisti della vicenda, William Turner, l’investigatore che lavorò con Jim Garrison, il giudice immortalato da Oliver Stone nel film «JFK» (Garrison ebbe accesso al dossier di Hepburn).

Secondo il suo autore, Kennedy fu assassinato da 4 esperti tiratori armati di fucili Mauser e collocati strategicamente in modo da porre l’obiettivo al centro del loro “fuoco incrociato” (vedi: http://www.jfk-online.com/slaughter.html ) , su ordine di un Comitato costituito da esponenti dei grandi monopoli industriali, essenzialmente miliardari petroliferi texani che controllavano polizia, quadri militari e servizi segreti, tra cui Haroldson Lafayette Hunt (il petroliere all’epoca più ricco del mondo) e Edwin Walker (il generale più  “fascista” degli Stati Uniti). La conoscenza della verità sul complotto, e il tentativo di diventare Presidente, costarono la vita a Robert Kennedy pochi anni più tardi.

“Il complotto” è un libro che parla anche dell’Italia, e fornisce spiegazioni plausibili anche su alcuni “misteri” italiani: il delitto Mattei,  la strage di Portella della Ginestra, l’ assassinio di Aldo Moro (quest’ultimo era perfettamente consapevole che, con l’apertura politica ai partiti della sinistra italiana, avrebbe “fatto la fine di Kennedy” ).

Come disse Oswald dopo essere stato arrestato e prima di essere ucciso perché sapeva troppo, “I’m just a patsy”, sono solo un burattino.

Non solo lui…..                            Leggi:    Il_complotto_Introduzione di Stefania Limiti




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