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23
Apr
11

TU NON CONOSCI JACK

Vedere “You Don’t Know Jack” non è facile, non è divertente ed è lontanissimo dall’essere “light”. Eppure la visione di questo film dovrebbe essere in un certo senso obbligatoria per tutti, perché ci sono cose dalle quali è inutile scappare, poiché in un modo o in un altro, da vicino o da lontano, ci toccano tutti e ci insegnano che non sempre è possibile avere certezze su cosa sia giusto e cosa sbagliato, specie quando certi terribili drammi o dilemmi non toccano, fortunatamente, a noi.” (tratto da: Cineradar.)

YOU DON’T KNOW JACK (2010) è un inquietante film dell’ottimo regista Barry Levinson, con Al Pacino nel ruolo del protagonista (il Dottor Jack Kevorkian), e altri grandi attori (Susan Sarandon, John Goodman, Brenda Vaccaro). Per la sua magistrale interpretazione, Al Pacino è stato premiato con il Golden Globe 2011 come miglior attore.

eluana englaro

You Don’t Know Jack ha anche ottenuto 2 Emmy Awards nel 2010 per la sceneggiatura e per il miglior attore. Tratta la vera storia di un medico patologo americano di origine armena, il Dr. Jack Kevorkian, che negli anni ’90 praticò l’eutanasia ad oltre 130 pazienti in stato terminale, utilizzando un’apparecchiatura da lui creata, finchè non fu arrestato e condannato per omicidio. E’ restato in carcere per 8 anni e rilasciato nel 2008. E’ morto il 3 giugno 2011, a 83 anni di età.

Il film non è transitato nelle sale cinematografiche italiane, probabilmente per non dispiacere ad un pubblico cattolico e per non suscitare lo stesso aspro  (e ipocrita) dibattito politico del caso di Eluana Englaro, che cessò di vivere dopo diciassette anni di stato vegetativo, una dura battaglia legale intrapresa dal padre Beppino e  numerose sentenze di tribunale (vedi sotto l’approfondimento).

Il film pone problemi di non facile soluzione, per noi Italiani, condizionati da secoli di cultura clericale, e perciò ritengo utile , per chi avesse la possibilità (e la voglia) di vederlo, qualche semplice riflessione.

Per la Chiesa Cattolica l’eutanasia è una grave violazione della legge di Dio, in quanto viene definita dalla Congregazione per la Dottrina della Fede come “azione od omissione che per sua natura procura la morte”.

La Chiesa distingue dall’eutanasia, che in ogni caso è vietata, il cosiddetto accanimento terapeutico che consiste nel “nutrire obbligatoriamente chi si trova in stato vegetativo permanente”, cioè da oltre un anno, con “mezzi minimali, cioè ordinari e proporzionati”, come ad esempio: alimentazione spontanea o artificiale, somministrazione di farmaci, trasfusioni, prevenzione di eventuali complicazioni, ecc.

Questo primo tipo di accanimento terapeutico, per la dottrina cattolica, è obbligatorio, non può essere sospeso per nessuna ragione, anche se il soggetto dovesse essere non consenziente  (famosi in Italia, anche per le polemiche politiche che hanno suscitato, il caso di Eluana Englaro e di Piergiorgio Welby).

La Chiesa ammette soltanto che possano essere sospesi i trattamenti “straordinari e sproporzionati” di accanimento terapeutico nei casi terminali in cui le condizioni del paziente siano irreversibili. Questo secondo tipo di accanimento terapeutico non è ben definito, ma potrebbe riguardare il rapporto tra la sofferenza procurata ed il prolungamento della vita o essere riferito ad un proseguimento senza ragione di un trattamento oramai inefficace oppure ad un ricorso a terapie economicamente molto gravative in relazione ai possibili benefici.

Queste considerazioni e  principi dottrinali sono essenziali per poter comprendere gli articoli che seguono. Il primo riguarda le polemiche politiche suscitate in Italia dal caso Englaro, come riportate da una fonte oggettiva come il Times:

TIMESONLINE2008_ELUANAENGLARO_ENGLISH_ITALIANO

Il secondo contributo è il testo della lettera inviata da Piergiorgio Welby al Presidente Napolitano, con la risposta del Presidente:   PIERGIORGIO WELBY_LETTERA APERTA A NAPOLITANO.

Il terzo e ultimo contributo, piuttosto lungo e anche difficile,  ma molto  interessante e approfondito, riguarda la morte di Giovanni Paolo II ed è stato scritto da un medico anestesista, la dottoressa Lina Pavanelli (ripubblicato da: Micromega, I Classici, 2011). All’epoca in cui fu scritto (2007), il saggio della Pavanelli passò in Italia sotto silenzio, ma qualsiasi persona che abbia assistito agli ultimi anni di vita di Papa Wojtyla (alla fine Lui stesso  supplicò i medici che lo curavano con la frase “Lasciatemi andare al Signore”)  anche semplicemente vedendo e ascoltando le sue apparizioni domenicali, non credo abbia potuto evitare di porsi le stesse domande  che Lina Pavanelli , grazie alla sua esperienza di anestesista, annotò immediatamente per proporle poi, con il suo articolo,  alla nostra coscienza di uomini, oltre che indicarle come  aperte contraddizioni della  dottrina morale della Chiesa.

Dedico questo post all’indimenticabile Mario Monicelli, il regista recentemente scomparso il quale, affetto da cancro alla prostata in fase terminale, ha preferito porre spontaneamente fine ai propri giorni, senza farsi troppi scrupoli o porsi inquietanti quanto superflui interrogativi. Ciao Mario.

                                            LA DOLCE MORTE DI KAROL WOJTYLA_LINA PAVANELLI




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