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12
Apr
11

L’EREDITA’ DI CHERNOBYL

Esiste ancora oggi molta incertezza sui danni alla salute causati dall’incidente alla centrale nucleare di Chernobyl nel 1986, sia perchè all’epoca il governo dell’Unione Sovietica lasciò trapelare in ritardo le informazioni sulla gravità dell’incidente, sia perchè non è stato possibile confrontare i dati e le cause di mortalità in Ucraina e Bielorussia con quelli precedenti all’incidente, sia perchè gli studi necessari richiedono notevoli finanziamenti che la comunità internazionale non è pronta ad erogare.
Nel suo articolo sulla rivista inglese Nature del 31 marzo 2011, Mark Peplow descrive la sua visita sul luogo del disastro di Chernobyl e trae alcune considerazioni che possono servire da insegnamento anche per le conseguenze  dell’incidente al reattore nucleare di Fukushima.
MARK PEPLOW_CHERNOBYL’S LEGACY (ENGLISH ARTICLE, NATURE, MACMILLAN PUBLISHER LIMITED 2011)
Quando il reattore numero 4 di Chernobyl esplose nelle prime ore del 26 aprile 1986, furono immesse nell’atmosfera 6,7 tonnellate di materiale proveniente  dal nucleo, contaminando con  isotopi radioattivi oltre 200.000 chilometri quadrati in Europa. I primi soccorritori e tecnici  morirono entro pochi mesi dall’ esposizione, e migliaia di bambini residenti in  Ucraina e Bielorussia sviluppa- rono in seguito cancro alla tiroide. I lavori di risanamento del sito sono  tutt’altro che terminati, e vi lavorano ogni giorno circa 3500 persone per controllare, pulire e prevenire ulteriori danni ambientali.   Questi lavori continueranno almeno per altri 50 anni. Una prospettiva simile si delinea oggi  dopo l’incidente alla  centrale nucleare giapponese di Fukushima, per cui è importante comprendere i  problemi che si presentarono a Chernobyl e da cui possiamo trarre numerosi insegnamenti.  Intanto, in caso di incidente a centrale nucleare, occorre informare immediatamente la popolazione su come evitare   l’ esposizione iniziale alle alte dosi  di radiazioni, che è la più pericolosa, ma  non bisogna sottovalutare gli effetti a lungo termine dell’ esposizione a basse dosi di radiazioni. Ma c’è ancora molto da imparare da Chernobyl anche sulla disattivazione dell’impianto e sulle tecniche per contenere gli effetti ambientali.  Oggi chi visita questa località vede un  sarcofago di cemento che  contiene l’involucro del reattore distrutto. Completato frettolosamente nel novembre 1986 il sarcofago è stato costruito per contenere la fuoriuscita di radiazioni, ma è ormai fatiscente e striato di ruggine.  Circa 10 minuti di esposizione nel luogo del disastro equivalgono alla stessa dose che subisce un braccio con i raggi X. Perciò ora la priorità assoluta per la centrale è quella  di costruire un nuova copertura per il reattore 4 prima il sarcofago diventi troppo instabile.

Progetti per Chernobyl: volta scorrevole di acciaio e nuove vasche di raffreddamento

 Il piano è di costruire una enorme volta di acciaio adiacente al reattore e farla scorrere lungo una pista per coprire l’edificio. Questa struttura raggiungerà 105 metri di altezza, con una larghezza di 257 metri – la più grande struttura mobile del mondo – secondo i suoi progettisti. Si prevede di ultimarla per il 2015 e dovrebbe durare per 100 anni. Essa permetterà a gru robotizzate poste  all’interno di smantellare il sarcofago e parti del reattore. I piani a lungo termine per finire il lavoro di bonifica di  Chernoby sono previsti entro il 2065.

Chernobyl 1986

Ma manca ancora metà della somma  (in totale 1,4 miliardi di dollari) che avrebbe dovuto essere versata al Chernobyl Shelter Fund da parte dei donatori internazionali. Anche la vasca di raffreddamento di Chernobyl, che è in realtà un vasto bacino di riserva  di 22  chilometri quadrati in cui l’acqua dei sistemi di raffreddamento del reattore viene scaricata, contiene  materiale radioattivo di lunga durata come il cesio-137 e stronzio-90, che sono fuoriusciti dopo l’esplosione, e che spesso causa pericolosi allagamenti.  Il piano a lungo termine dei tecnici della centrale è quello di abbassare il livello dell’acqua di 7  metri per formare un gruppo  di 10-20 piccole vasche che potrebbero far rimanere in loco i sedimenti più pericolosi. Il progetto avrebbe un costo tra i 3  e i  4 milioni di euro.
Pripyat è una città abbandonata a soli 3  km dal complesso del reattore. Circa 44.000 residenti sono stati evacuati il ​​giorno dopo l’incidente, e molti dei loro beni sono ancora sparsi negli edifici fatiscenti.
C’è poco disaccordo sul terribile destino che ha  colpito i lavoratori che avevano il controllo del reattore di Chernobyl.
Più di 5.000 casi di cancro alla tiroide sono stati finora diagnosticati in persone che erano bambini all’epoca dell’incidente e vivevano in zone contaminate dell’ex Unione sovietica – un aumento di oltre dieci volte rispetto ai livelli normali (gli adulti non furono in larga parte colpiti dalla  malattia). La maggior parte di questi casi sono stati causati dal latte contaminato con iodio radioattivo. Poco meno di 20 di queste persone sono morte, ma il gran numero di tumori e la loro rapida comparsa entro 5 anni dall’incidente nucleare ha sorpreso molti epidemiologi.
CONSEGUENZE DI UN INCIDENTE NUCLEARE (ARTICOLO ILLUSTRATO IN LINGUA FRANCESE).
Ciò ha innescato una pletora di studi della tiroide, in particolare uno studio di gruppo a lungo termine di 25.000 persone in Ucraina e Bielorussia, che erano bambini nel 1986, che è coordinato dal National Institutes of Health’s National Cancer Institute (NCI) di Bethesda, Maryland. Gli ultimi risultati dalla sezione ucraina di questo studio di gruppo confermano  i risultati precedenti che l’incidenza di cancro alla tiroide è proporzionale alla dimensione della dose, con un rischio particolarmente elevato nelle persone più giovani e in coloro che erano carenti di iodio a causa della cattiva alimentazione. La ricerca sta avendo un impatto diretto in Giappone, dove alle persone a rischio di esposizione vengono date compresse di ioduro di potassio per prevenire l’assorbimento di radio-iodio nella loro tiroide. Il NCI si occupa di un secondo gruppo composto dai liquidatori di Chernobyl,  un gruppo di più di mezzo milione di persone mandato nella zona di esclusione per contribuire a disinquinare e monitorare la zona dopo la fase di emergenza iniziale dell’incidente. I liquidatori hanno un rischio leggermente elevato di cataratta in via di sviluppo e un possibile piccolo aumento del rischio di leucemia.

Fukushima 2011

E’ troppo presto – conclude l’articolo di Nature -per dire come gli studi sulla salute di Chernobyl possano aiutare le persone colpite dall’incidente di  Fukushima. Ma Chernobyl ha già dato al mondo una lezione duratura sull’importanza  di una comunicazione chiara nel corso di un disastro nucleare e negli anni successivi. Non c’era la distribuzione sistematica di ioduro di potassio a scopo profilattico alle persone che vivevano intorno a Chernobyl e ai bambini di Pripjat è stato permesso di giocare fuori durante il giorno dopo l’incidente, mentre il reattore continuava a bruciare. Il governo giapponese è stato biasimato per non aver tenuto ben informati i cittadini sull’incidente. Ma è stato più rapido nell’agire rispetto ai funzionari sovietici, ordinando l’evacuazione delle persone che vivevano nei pressi della centrale a poche ore dal riconoscimento della crescente emergenza  e espandendo la zona di evacuazione ad un raggio di 20  km il giorno seguente. Così come la distribuzione di ioduro di potassio, il governo giapponese ha vietato la vendita di cibo e latte prodotto nelle province intorno all’impianto nucleare colpito.
Secondo altre fonti, come GREENPEACE, l’incidente di Chernobyl ha rilasciato radioattività su vasta scala contaminando aree estese di territorio dell’ex Unione Sovietica, causando un numero di casi letali ben più grave di quello descritto da Nature. Per leggere i dati di Greenpeace, riferiti nella conferenza  di aprile 2011, cliccare su:
Il disatro nucleare di Chernobyl è stato classificato al livello 7  (il livello massimo) dell’International Nuclear Event Scale (INES), come quello di  Fukushima. In uno studio commissionato in coincidenza con il ventesimo anniversario dell’incidente di Chernobyl (2006), gli esperti di Greenpeace hanno stimato, sulla base delle statistiche oncologiche nazionali della Bielorussia, che i casi di cancro dovuti alla contaminazione di Chernobyl sono stati 270.000 di cui 93.000 letali.
 
 



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