Posts Tagged ‘adolf eichmann, hannah arendt,

28
Gen
12

LA BANALITA’ DEL MALE

“Invece di dire uccisione si dovevano usare termini come “soluzione finale”, “evacuazione” (Aussiedlung) e “trattamento speciale” (Sonderbehandlung); invece di dire “deportazione” bisognava usare parole come “trasferimento” o “lavoro in oriente” (Arbeitseinsatz im Osten)…   –  tratto da: La banalità del male, di Hannah Arendt, 1963.

H. Arendt

Il 20 gennaio 1942 (settant’anni fa), per ordine di Hitler,  15 alti funzionari nazisti si riunirono in segreto in una villa nei pressi del Lago di Wannsee, nei sobborghi di Berlino, per pianificare la deportazione di 11 milioni di ebrei residenti nei territori controllati (direttamente o tramite governi alleati) dal Terzo Reich. Alla riunione, passata alla storia come Conferenza di Wannsee, partecipò un solerte burocrate delle S.S., Adolf Eichmann, delegato all’organizzazione del  trasferimento degli ebrei nei campi di concentramento, che fu in seguito definito l’architetto dell’Olocausto. Fu sua l’idea di redigere le 15 pagine del verbale della conferenza, che dopo la guerra furono consegnate ai giudici del processo di Norimberga in fotocopia.

Si pensava che non esistesse più alcun documento originale sulla conferenza, invece è stato ritrovato recentemente negli archivi del ministero degli Esteri tedesco: si tratterebbe proprio delle 15 pagine della stesura originale, pubblicato dal giornale Welt on-line (a lato la pag. 6 del verbale con il conteggio per nazione del numero di ebrei da deportare, il totale è in fondo a destra nella pagina) .

Adolf Eichmann sopravvisse alla guerra e si rifugiò in Argentina. Fu catturato a Buenos Aires l’11 maggio 1960 da agenti israeliani. Venne trasferito in gran segreto a Gerusalemme, processato, condannato a morte (caso unico nella storia di Israele) e giustiziato nel carcere di Ramla il 31 maggio 1962.

Hannah Arendt (1906-75) fu allieva di Heidegger, Husserl e Jaspers. Nata in Germania, nel 1941 fu costretta a trasferirsi negli Stati Uniti, dove insegnò all’università di Chicago, a Berkeley, Princeton e, dal 1967, alla New School for Social Research di New York. La banalità del male” (titolo originale: “Eichmann in Jerusalem – A Report on the Banality of Evil) è il libro che la Arendt pubblicò nel 1963 sulla base dei resoconti che  aveva inviato come corrispondente da Gerusalemme del settimanale New Yorker in occasione del processo ad Eichmann. L’interrogatorio di Eichmann convinse la Arendt che egli (e così i tedeschi che avevano eseguito gli ordini di Hitler) non era un mostro sanguinario, ma una persona mediocre, priva di immaginazione e interessata solo alla sua carriera, che avrebbe potuto identificarsi con chiunque. Ecco il passo straordinario del libro in cui Eichmann viene descritto nel momento in cui partecipa alla conferenza di Wannsee:

A. Eichmann

“Ma anche per un’altra ragione quella giornata fu indimenticabile per Eichmann. Benchè egli avesse fatto del suo meglio per contribuire alla soluzione finale, fino ad allora aveva sempre nutrito qualche dubbio su una soluzione così violenta e cruenta. Ora questi dubbi furono fugati. Qui, a questa conferenza, avevano parlato i personaggi più illustri, i papi del Terzo Reich. Ora egli vide con i propri occhi e udì con le proprie orecchie che non soltanto Hitler, non soltanto Heydrich o la “sfinge” Muller, non soltanto le S.S. o il partito, ma i più qualificati esponenti dei buoni vecchi servizi civili si disputavano l’onore di dirigere questa crudele operazione. “In quel momento mi sentii una specie di Ponzio Pilato, mi sentii libero da ogni colpa.” Chi era lui, Eichmann, per ergersi a giudice? Chi era lui per permettersi di “avere idee proprie”? Orbene: egli non fu nè il primo nè l’ultimo ad essere rovinato dalla modestia.”




Blog Stats

  • 42,477 hits