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16
Nov
15

PARIS 13.11.2015

http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Nelson_Mandela-2008_(edit).jpg

Nelson Mandela en 2008

Nous sommes nés pour rendre manifeste la gloire de Dieu qui est au-dedans de nous.

Elle est en chacun.

Notre peur la plus profonde n’est pas d’être incapable.
Notre peur la plus profonde est d’être puissant au-delà de toute mesure.

C’est notre lumière, pas notre ombre, qui nous effraie le plus.

Nous nous demandons :
Qui suis-je pour être brillant, magnifique, talentueux et fabuleux ?

En fait, qui êtes-vous pour ne pas l’être ?
Vous êtes un enfant de Dieu.
Jouer petit ne rend pas service au monde.

Il n’y a rien de sage à vous rétrécir de telle sorte que les autres ne se sentent pas en danger à cause de vous.
Nous sommes nés pour rendre manifeste la gloire de Dieu qui est au-dedans de nous.
Elle est en chacun.

En laissant notre lumière briller, nous donnons incidemment aux autres la permission d’en faire autant.

Lorsque nous sommes libérés de notre propre peur, notre présence libère automatiquement  les autres.

Nelson Mandela (1994)

26
Set
15

CUCCIOLI

30
Apr
15

Ludovico Einaudi: Taranta Project (album)

Ludovico Einaudi, Taranta (dall’album Taranta Project, aprile 2015)

(FONTE: La Repubblica, 30 aprile 2015)

22
Gen
15

Socrate e la città essenziale

Platos-Republic-Plato

“E’ un sistema economico che ha tolto la persona dal centro e vi ha posto il dio denaro, invece, la principale causa della povertà”. (Papa Francesco, gennaio 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

Estratto del libro II di “Repubblica”  (“Politeia”) – Platone (365 a.C.)

…….

Socrate:

Anzitutto consideriamo questo tipo di organizzazione sociale. Quale altra occupazione avranno i cittadini, se non produrre cibo, vino, vestiti e calzature? E poi edificheranno case, lavorando d’estate indosseranno pochi vestiti e a piedi nudi, d’inverno invece si copriranno con indumenti e calzature. Si nutriranno estraendo la farina dall’orzo, cuocendo sul fuoco la farina di grano, impastandole serviranno focacce d’orzo e pane di grano su stuoie o su foglie pulite, sdraiati su giacigli di smilace e mirti, banchettando con i loro figli, bevendo vino, inneggiando agli dei con il capo cinto di corone; piacevolmente riuniti tra di loro, non genereranno figli se non li potranno mantenere, temendo la povertà e la guerra.

Glaucone:

A quanto sembra, tu fai mangiare questa gente senza companatico!

Socrate:

E’ vero, dimenticavo che essi avranno anche il companatico, cioè sale, olive, formaggio, cipolle, verdure, e metteranno a cuocere tutti i prodotti della terra, proprio come si fa in campagna. E pasticci di fichi, ceci e fave, e arrostiranno sul fuoco mirto e ghiande, bevendo con moderazione. Così passeranno la vita in pace e in buona salute, come è ovvio,  e moriranno di vecchiaia trasmettendo questo stile di vita ai loro discendenti.

Glaucone:

Socrate, se tu fondassi una città di porci, non li nutriresti allo stesso modo?

Socrate:

Come si potrebbe fare diversamente, Glaucone?

Glaucone:socrate

Secondo le usanze: chi non vuole stare scomodo, deve potersi sdraiare su un divano, e pranzare seduto a tavola, e cibarsi con condimenti e dolciumi, come avviene oggi.

Socrate:

Benissimo, ho capito. A quanto sembra, non stiamo parlando di una città basata sull’essenziale, ma di una città che vuol vivere nel lusso. Forse non è sbagliato: potrebbe essere utile una tale ipotesi perchè ci permetterebbe di capire  come nascono negli Stati la giustizia e l’ingiustizia.  A me sembra comunque che la città vera sia quella che abbiamo descritto, ed anche la più sana. Ma se volete, prendiamo in considerazione anche una città malata: niente ce lo impedisce. Credo che molte persone non saranno soddisfatte da questo tenore di vita, ma pretenderanno veri letti, tavoli e altri mobili, e molti vestiti, ogni tipo di condimento, profumi, unguenti, servitori, dolci, e tutto questo in grandi quantità. Quindi non possiamo più considerare essenziali solo le cose di cui abbiamo parlato prima, cioè case,  indumenti e calzature, ma anche la pittura, il ricamo, l’oro, l’avorio e tutte le materie preziose. Non è così?

Glaucone:

Certo.

Socrate:

Perciò la città dovrà essere più grande: quella essenziale e sana non è più sufficiente, ma ora va riempita di una massa di gente, alla quale il necessario non basta più: per esempio ci vorranno cacciatori e artisti, molti disegnatori e pittori, musicisti, poeti e i loro assistenti, cantori, attori, coreuti, imprenditori, artigiani di ogni specie, in particolare per la cura della bellezza femminile. E occorreranno anche domestici in gran numero,  e non credi che ci vorranno maestri, balie, nutrici, parrucchieri, barbieri, cuochi e macellai? Inoltre ci sarà bisogno anche di porcari: nella città essenziale non occorrevano, in questa invece sono necessari. E inoltre bestiame in gran quantità, per chi desidera cibarsene, non credi?

Glaucone:

E come no?

Socrate:

E avendo questo alto tenore di vita, ci sarà necessità di molti più medici rispetto a prima.

Glaucone:

Certamente molti di più.

Socrate:

E la terra, che prima bastava per tutti, diverrà insufficiente, non è vero?

Glaucone:

Proprio così.

Socrate:

Dunque dovremo cercare nuove terre nelle vicinanze, da poter coltivare e seminare per le nostre necessità, e i vicini dovranno fare altrettanto con le nostre terre, se anche essi si lasciano andare ad una vita di lusso, oltre i limiti dell’indispensabile.

Glaucone:

E’ proprio vero, Socrate.

Socrate:

E dunque dovremo dichiarare loro guerra,  Glaucone? o cos’altro?

Glaucone:

La guerra sarà inevitabile.

……………..

                                                                   (traduzione dal greco antico di L. Cucugliato)

bandiera grecia

 Testo greco classico originale: plato repubblica libro secondo estratto

 

Testo francese: platon_republiquebandiera-francia

Testo inglese:bandiera inglese Plato The Republic_Book 2

10
Dic
14

l’italia può farcela

L-italia-puo-farcelaIl nuovo libro del Prof. Alberto Bagnai, dal titolo “L’Italia può farcela” (Il Saggiatore, 2014),  è importante per diversi motivi.  Anzitutto per la chiarezza con cui spiega perchè non ci stiamo riprendendo dall’attuale crisi economica che sta attraversando l’Europa (la più lunga dal 1929),  perchè sia necessario per l’Italia riacquistare la propria “sovranità” monetaria (non farlo significherebbe essere “annessi” ai paesi più forti del Nord Europa, proprio come avvenne per il Sud dell’Italia quando fu “unificato” dal Piemonte),  ed anche per le soluzioni che propone (“politici” permettendo) per uscire dalla crisi.

Ogni pagina del libro è completata da grafici, riferimenti comparativi con tutta la storia dell’economia,  precise valutazioni di svariati indici economici, che ne fanno un testo fondamentale per chiunque voglia comprendere in quale abisso ci sta trascinando l’attuale sistema capitalistico, ormai libero da ogni tipo di vincolo dopo la dissoluzione dell’ex URSS (in tempi di guerra fredda, era d’obbligo – per il grande capitale – dimostrare di avere premura del benessere delle classi lavoratrici, al contrario di quello che avveniva nei paesi del socialismo “realbagnaie”).

Si capisce quindi perchè, dopo il crollo del muro di Berlino, e quindi nel corso degli anni ’90 del secolo scorso, il rapporto capitale-lavoro è stato completamente stravolto a favore del capitale, e  questo stravolgimento è stato contrabbandato come conseguenza dell’ingresso sul “mercato” di nuove potenze economiche, come la Cina.  Secondo questa teoria, pagare salari più bassi nell’Europa dell’Est o in Cina, è stata la causa della “rovina” dell’Occidente…quindi, occorre oggi adeguare – diminuendoli – i salari in Europa! In parole povere, la “globalizzazione sarebbe il primum movens della crisi economica attuale.

Bagnai dimostra che – prima della globalizzazione del mercato del lavoro – si è verificata la liberalizzazione del movimento dei capitali (con la Thatcher e con Reagan), che sono stati lasciati liberi di essere impiegati ovunque in qualsiasi parte del mondo. Questa libertà si chiama oggi “delocalizzazione, ed è Europe-vs-Great-Depressionquesto che sta facendo scomparire in Italia le PMI (piccole e medie imprese) che non possono reggere la concorrenza con le più grandi “Companies”  europee e nord-americane, le quali hanno i capitali per delocalizzare la propria produzione ed essere perciò competitive (in quanto assumono lavoratori sottopagati e sovrasfruttati) sul mercato internazionale.

Si tratta di una realtà che possiamo constatare ogni giorno, basta fare un acquisto via internet su Amazon o seguire la pubblicità in TV,  ma  molti di noi non perdono molto tempo a chiedersi il perchè e il percome, in quanto nessuno – come ha fatto da oltre due anni Alberto Bagnai – si ritiene talmente preparato in economia, testardo e intellettualmente libero,   per cui può dire con grande tranquillità “il re è nudo“, a proposito dell’unione monetaria europea!

Perchè – si chiede Bagnai – dopo la Seconda Guerra Mondiale una Europa distrutta materialmente ed economicamente, si riprese in meno di 15 anni (e alla Germania furono condonati i debiti della guerra che aveva scatenato)? Perchè le diverse Regioni Italiane (alcune in pareggio di bilancio, altre in rosso) non si fanno guerra tra loro? Che significato ha avuto il Piano Marshall per l’Europa? E a cosa serve il Fondo di solidarietà tra le varie Regioni Italiane?  Che senso ha l’Unione Europea se il più debole deve essere “acquistato” (se non vogliamo usare il termine”conquistato“) dal più forte?

Purtroppo la posta in gioco è altissima: non tanto il futuro della nostra generazione, ma quello delle prossime tre generazioni di italiani ed europei (i calcoli più ottimistici prevedono che solo nel 2023 potremo ritornare a livelli di welfare e di benessere simili a quelli di cui godevamo negli anni 1980-90).

Aprire gli occhi per tempo ( se resta ancora tempo) significa evitare prospettive di disoccupazione, emigrazione ed emarginazione sociale causate solo dalla nostra ignoranza e dalla volgare avidità del capitalismo internazionale. A tale proposito, per chi rey fig1conosce l’inglese è  molto utile le lettura di quest’articolo (rapporto tra libertà di movimento dei capitali, fissità del cambio e politica monetaria indipendente) in cui si dimostra che questi tre elementi (trilemma) si riducono a due (dilemma) in quanto non è possibile una politica monetaria indipendente se non si controlla sia il cambio che il movimento dei capitali (vedi grafico a lato). Ciò  dimostra ancora quanto possa essere difficile svincolarci unilateralmente dall’euro:

http://www.voxeu.org/article/dilemma-not-trilemma-global-financial-cycle-and-monetary-policy-independence

Se qualcosa può essere rimproverato a Bagnai, è di non aver reso il testo ancora più comprensibile anche da parte di chi non si è mai interessato di economia e finanza pubblica (tuttaviagrazie ad internet, oggi qualsiasi principio economico è ampiamente comprensibile, per esempio il logico rapporto che esiste tra sovranità monetaria e lavoro: se si è in deficit e  non si ha una propria moneta da svalutare in caso di bisogno,  c’è una sola alternativa: risparmiare sul costo del lavoro e sul welfare, dunque: licenziamenti e meno servizi).

 Significativa di quanto sopra detto è questa  lettera pubblicata sul  blog di Bagnai (riferita alla drammatica situazione della Grecia e alla difficoltà di spiegare con semplicità le cause della crisi):

 http://www.goofynomics.blogspot.it

Grecia: un esempio vale più di mille parole.

Il 08/12/2014 21:32, Federico ha scritto:Ciao Alberto, permettimi di darti del tu. Sto leggendo la versione completa del paper, l’ho scaricata dal sito di asimmetrie. Sono arrivato a pagina 8 del paper. Mi sto segnando i miei commenti e le miei opinioni.Pero volevo sapere fino a quando hai intenzione di aspettare prima di ritocarre il paper alla luce dei commenti dei lettori?Se mi dai tutta la settimana credo che potro’ mandarti un pdf con le annotazioni. Gia’ che ci sono ti scrivo altre due righe per raccontarti qualcosa. Ti ricordi l’intervista che facesti circa 2 o 3 anni fa ad una televisione regionale greca? L’avevi fatta per skype con una giornalista Greca  chiamata Kally”.Era (‘e ancora) una mia conoscenza,  mi aveva chiesto il nome di qualche professore italiano da intervistare, e io le avevo mandato la tua email. Se hai visto l’intervista quando tu raccontavi la drammatica situazione greca le facce degli ospiti in studio erano di complete stupore,  perche’ degli economisti intervistati eri l’unico a dirgli come di li a poco la loro situazione sarebbe peggiorata. Nessuno ti credeva. Ma anche la mia amica giornalista con cui avevo parlato un ora o due in skype credeva io fossi mezzo pazzo. Io in fondo le raccontavo quello che leggevo sul tuo blog, niente farina del mio sacco. Un poco lei ridacchiava, perche gli sembravo troppo apocalittico. Tempo fa l’ho risentita, disoccupata e adesso con una figlia. La cosa mi e’ molto dispiaciuta ovviamente. Pero quello che piu’ mi ha stupito ‘e che per tutto quello che e’ successo in Grecia lei non aveva ancora una spiegazione. Ovvero non capiva che diavolo stesse succedendo al suo paese perche’ la situazione andasse di male in peggio. In nessun momento ho ricordato la chiacchierata che ci facemmo perche’ sarebbe stato come infierire.Pero dal suo discorso in nessun momento vedevo la cognizione delle ragioni della crisi in Grecia, ovvero l’euro. Mi ha stupito perche’ sto parlando di una persona che reputo abbastanza intelligente, colta e preparata. L’ altra cosa che mi ha colpito ‘e il fatto che dicesse che ormai iniziasse ad avere paura del futuro,  diceva di essere spaventata per quello che ancora poteva succedere. Ecco, in Grecia sono in shock Economy completa, la gente sembra cosi spaventata che manco ha la forza di pensare.Solo te lo volevo raccontare e fartelo sapere. Un saluto Federico

Bagnai non è solo in Europa a individuare nell’indebitamento privato (e non nel “debito pubblico”) la causa principale della crisi economica. Nel suo libro è citato più volte Vitor Constancio, attuale vice-presidente della B.C.E. (Banca Centrale Europea) e quindi vice di Mario Draghi. Ma, al contrario di Draghi, Constancio è molto più esplicito.  Per una lettura integrale delle opinioni di Constancio, vedi:

http://www.rischiocalcolato.it/2014/01/vitor-constancio-la-crisi-europea-e-il-ruolo-del-sistema-finanziario.html

bretton woodsPer chi volesse cominciare a “studiare” per “capire”, suggerirei di partire da quest’articolo di Bagnai, pubblicato recentemente su http://www.asimmetrie.org in cui si paragona il sistema monetario fisso dell’eurozona con quello di Bretton Woods (che prevedeva dei correttivi):

http://www.asimmetrie.org/media/leurozona-e-la-lezione-di-bretton-woods/

22
Nov
14

Il Bosco Verticale vince IHA 2014

Bosco Verticale_IHP ImageIl Bosco Verticale di Milano, progettato da Stefano Boeri, nel quartiere Porta Nuova, ha vinto l’International Highrise Award 2014. Lo rende noto il Politecnico di Milano, dove Boeri è docente di Urban Design.

Il premio che è stato assegnato al Bosco Verticale rappresenta un riconoscimento all’innovazione nell’ambito dell’architettura – ha commentato Boeri – E’ un invito a pensare all’architettura come un’anticipazione del futuro per ognuno di noi, non solo come l’affermazione di uno stile o di un linguaggio. Il Bosco Verticale è una nuova idea di grattacielo, in cui alberi e umani convivono. E’ il primo esempio al mondo di una torre che arricchisce di biodiversità vegetale e faunistica la città che lo accoglie“.

Il complesso è composto da due torri residenziali di 80 e 112 metri di altezza (27 e 19 piani, 113 residenze totali) in grado di ospitare 800 alberi fra i tre e i nove metri di altezza, 11mila fra perenni e tappezzanti, 5.000 arbusti, per un totale di oltre 100 specie diverse

Dal sito dell’IHP:  

The jury of the International Highrise Award (IHP) 2014 resolved unanimously: the residential highrise Bosco Verticale in Milan/Italy has won the prize, for the world’s most innovative highrise. The firm Boeri Studio (Stefano Boeri, Gianandrea Barreca, Giovanni La Varra), now Stefano Boeri Architetti and Barreca & La Varra, and the developer Manfredi Catella (Hines Italia SGR S.p.A.) received the prize statuette and the prize money at the awards ceremony in Frankfurt’s Paulskirche.

The IHP prize was awarded by Prof. Felix Semmelroth, the City of Frankfurt Deputy Mayor for Culture, and Dr. Matthias Danne, Member of the Board for Real Estate and Finance at DekaBank. Choosing for the Bosco Verticale, the IHP 2014 awarded a project that blazes the trail for greened highrises and can be considered a prototype for the cities of tomorrow.”

(http://www.international-highrise-award.com/en/IHA_2014/prize_winner.html)

Bosco verticale_IHP Image_2

 

18
Nov
14

Jeronim Capaldo: il TTIP non s’ha da fare

TTIP-2In questi mesi l’Unione Europea e gli Stati Uniti stanno negoziando il Trattato di Partenariato transatlantico su Commercio e Investimenti (Trans-Atlantic Trade and Investment Partnership  –  TTIP), un importante accordo commerciale che dovrebbe portare ad una maggiore integrazione delle due (o ventinove) economie.

Come avviene solitamente quando si discutono trattati commerciali, anche nel caso del TTIP i negoziati sono accompagnati da una serie di studi econometrici secondo i quali l’accordo porterà vantaggi netti per tutti i paesi convolti. I sostenitori europei del TTIP citano normalmente quattro principali studi che prevedono vantaggi netti, anche se quantitativamente trascurabili e distanti nel tempo. Essi prevedono inoltre che l’aumento del commercio transatlantico avverrà al prezzo di una riduzione del commercio intra-europeo. La Commissione Europea, la più energica sostenitrice del TTIP in Europa, si trova così in una situazione paradossale: invece di favorire l’integrazione dell’Europa, la sua politica commerciale rischia di causarne la dis-integrazione.

Inoltre recenti studi hanno mostrato che le quattro principali analisi su cui si basa l’Accordo sono sostanzialmente inaffidabili perché utilizzano modelli economici che hanno portato a seri errori quando in passato sono stati utilizzati per valutare le potenziali conseguenze di altre liberalizzazioni commerciali.TTIP

Alla luce di queste critiche e per capire meglio le conseguenze del TTIP,  Jeronim Capaldo ha provato a fare delle proiezioni usando un modello economico diverso da quello degli studi ufficiali. Fra i vari modelli disponibili ha scelto il Global Policy Model delle Nazioni Unite (GPM), che incorpora ipotesi decisamente più realistiche rispetto ai modelli degli studi ufficiali. Ad esempio, nella maggior parte delle analisi ufficiali non si tiene conto di qualsiasi cambiamento del livello di occupazione assumendo che un eventuale calo della domanda possa causare solo una riduzione dei salari e di altri prezzi. Invece il GPM ammette che un calo della domanda, per esempio dovuto ad un maggiore afflusso di merci competitive provenienti dagli Stati Uniti, possa provocare una riduzione dell’occupazione.

Calcolati con il GPM, gli effetti del TTIP sono radicalmente diversi da quelli ufficiali (l’articolo in inglese con i risultati completi è disponibile alla fine di questo post e sul sito del Global Development and Environment Institute). In primo luogo il TTIP appare causare, nel giro di dieci anni, una perdita in termini di esportazioni nette. Le economie nordeuropee registrerebbero le perdite più grosse (2,1% del PIL) seguite da Francia (1,9%), Germania (1,14%) e Regno Unito (0,95%).  TTIP1Conseguentemente il TTIP causerebbe una perdita netta in termini di PIL, anche in questo caso più alta per i paesi nordeuropei (-0,5%) che per la Francia (-0,48%) e la Germania (-0,29%).

I risultati più importanti però riguardano gli effetti sul lavoro. Il TTIP causerebbe una perdita di reddito da lavoro variablile da 3.400 Euro pro-capite annuali in Germania a 5.500 Euro in Francia. Quel che è peggio, si registrerebbe una riduzione netta dell’occupazione. Secondo i calcoli di Capaldo, l’Unione Europea perderebbe circa 600.000 posti di lavoro. I paesi nordeuropei sarebbero i più colpiti con una perdita di 223.000 posti di lavoro, seguiti da Germania (-134.000), Francia (-130.000) ed Europa meridionale (-90.000).

Con redditi più bassi e una disoccupazione più alta profitti e rendite aumenterebbero in proporzione al totale dei redditi rafforzando una tendenza alla concentrazione del reddito che ha contribuito a creare l’attuale fase recessiva. Questo significa che proporzionalmente avrebbe luogo un trasferimento di reddito dal lavoro al capitale, particolarmente alto nel Regno Unito (con il 7% del PIL che passerebbe dai salari ai profitti), in Francia (8%), in Germania e Nord Europa (4%).

Non mancherebbero le conseguenze sul gettito fiscale. In seguito alla riduzione del PIL e dei redditi personali le imposte indirette (come l’IVA) si ridurrebbero in tutti i paesi dell’Unione Europea, mentre i disavanzi fiscali aumenterebbero con buona pace dei parametri di Maastricht.

Infine, il TTIP rischierebbe di causare maggiore instabilità finanziaria e l’accumulazione di pericolosi squilibri. La riduzione di esportazioni nette, redditi da lavoro e gettito fiscale richiederebbe che la domanda aggregata sia sostenuta da profitti e investimenti. Tuttavia, il basso livello dei consumi realisticamente porterebbe a bassi ricavi e bassi profitti d’impresa. È allora più probabile che profitti ed investimenti siano sostenuti, invece che dalle vendite commerciali, da una crescita dei prezzi finanziari eventualmente facilitata da provvedimenti di deregolamentazione che incoraggiano prestiti rischiosi. Dopo la crisi finanziaria del 2008-2009, la potenziale instabilità macroeconomica che deriva da questa combinazione di fattori è tristemente nota.

Le proiezioni del GPM dipingono un quadro scoraggiante per le autorità di politica economica. A queste infatti rimarrebbero solo tre opzioni per stimolare l’economia: (1) favorire un aumento del credito privato, con il rischio di creare nuovi squilibri finanziari, (2) provare la strada di una svalutazione del cambio, con il rischio di provocare una guerra valutaria, oppure (3) una combinazione delle due.

In conclusione i calcoli fatti con il GPM suggeriscono due riflessioni. In primo luogo, le analisi ufficiali del TTIP non offrono una buona base per decidere su un cambiamento di politica economica così importante. In secondo luogo e più in generale, cercare di aumentare il volume del commercio internazionale non rappresenta un’efficace strategia di crescita economica per l’Unione Europea. Nell’attuale situazione di austerity, alta disoccupazione e bassa crescita,  aumentare ulteriormente la pressione sui redditi da lavoro non può che danneggiare l’economia.

 

Capaldo_s_eJeronim Capaldo is a Senior Researacher with GDAE’s Globalization and Sustainable Development Program. He was a member of the modeling and forecasting team at UNDESA where he was responsible for Latin America and the Caribbean and for the analysis of global employment. Previously, at FAO he developed models to analyze the economic effects of climate change in Africa and Central America. Jeronim earned a Laurea cum laude in economics from the University of Rome “La Sapienza” and is currently a PhD candidate in economics at the New School for Social Research. His current research focuses on macroeconomic models of net borrowing flows, and the impact of fiscal austerity on employment.

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