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Ott
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Thomas Piketty: l’origine delle disuguaglianze

il capitale 21 secoloThomas Piketty è un economista di 43 anni nato in un sobborgo di Parigi.  A 22 anni ha conseguito il  dottorato di ricerca con una tesi sulla redistribuzione del reddito.  Ha insegnato, dal 1993 al 1995, come assistant professor al Dipartimento di economia del MIT. Nel 2000 è diventato direttore della Ecole des hautes etudes en sciences sociales.  Piketty è autore del best seller internazionale Le Capital au XXIe siècle (2013), edito in Italia da Bompiani, che riprende i temi dei suoi studi sulla concentrazione e distribuzione della ricchezza negli ultimi 250 anni. Nel libro sostiene la tesi secondo cui, nei paesi sviluppati, il  tasso di rendimento del capitale è stato sempre maggiore del tasso di crescita economica, una circostanza che, a suo dire, porterà in futuro a un aumento della diseguaglianza di ricchezza e disponibilità di beni e servizi.

Precisiamo subito – scrive Piketty – che faccio parte di una generazione che ha compiuto 18 anni nel 1989: anno del bicentenario della Rivoluzione francese, certo, ma anche e soprattutto della caduta del Muro di Berlino. Faccio cioè parte di quella generazione che è diventata adulta ascoltando alla radio le notizie sul crollo delle dittature comuniste, e che non ha mai provato la minima nostalgia o indulgenza per quei regimi e per il modello sovietico. Sono vaccinato a vita contro i discorsi anticapitalistici convenzionali e triti, i quali paiono a volte ignorare il fondamentale fallimento storico del socialismo reale…..E’ giusto anche segnalare che ho conosciuto il mio sogno americano a 22 anni, dopo il conseguimento del dottorato, grazie all’invito di un’università di Boston. Era la prima volta che mettevo piede negli  Stati Uniti e l’esperienza, oltre al piacere per il riconoscimento precoce ottenuto, si è rivelata determinante sotto molti punti di vista……Anche se, al tempo stesso, ho coltivato il desiderio di tornare quanto prima  in Francia e in Europa, desiderio che ho esaudito a 25 anni. Da allora, non ho più lasciato Parigi, salvo per pochi e brevi soggiorni. Una delle ragioni a monte di una simile scelta è strettamente pertinente al discorso che sto svolgendo: gli economisti americani non  mi hanno mai convinto pienamente.”piketty

Nel suo libro, Piketty spiega perchè la storia economica rimane ancora oggi, per lo più, inesplorata. La prima lezione che ha appreso è che occorre diffidare di ogni determinismo economico: la storia della distribuzione delle ricchezze è sempre una storia profondamente politica.  La riduzione delle disuguaglianze economiche nei paesi sviluppati nei periodi successivi alle due guerre mondiali è dovuta principalmente alle politiche pubbliche messe in atto per superare le crisi post-belliche. La crescita delle disuguaglianze dal 1970 al 1980 (e negli anni successivi) è principalmente dovuta alle politiche fiscali e finanziarie degli ultimi decenni.

“La storia delle disuguaglianze dipende dalla rappresentazione di ciò che è giusto e di ciò che non lo è che si fanno gli attori economici, politici, sociali, dai rapporti di forza tra questi attori, e dalle scelte collettive che ne derivano…”

La seconda lezione, nodo centrale del libro, è che la dinamica della distribuzione delle ricchezze si muove su fenomeni di grande portata, motori sia di convergenza che di divergenza in assenza di qualunque strumento naturale o spontaneo che controlli le tendenze che innescano le disuguaglianze. Uno dei principali fattori di convergenza è senza dubbio il processo di diffusione delle conoscenze e di investimento sulle competenze e sulla formazione, come dimostra il riequilibrio economico attualmente raggiunto da molti paesi poveri ed emergenti, a cominciare dalla Cina.

Ma sui fattori di convergenza, in assenza di misure di controllo, prevalgono i fattori di divergenza. Il primo è lo scollamento delle retribuzioni più elevate rispetto a tutte le altre, il secondo – più importante – è legato al processo di accumulazione e concentrazione dei patrimoni. Questo secondo fenomeno può risultare più destabilizzante del primo (vedi i grafici 1 e 2, che illustrano la potenziale importanza dei processi di divergenza).

stati unitiIn questi grafici, che sembrano simili in quanto curve ad U, trattiamo di fenomeni del tutto distinti tra Stati Uniti ed Europa.  Negli Stati Uniti il processo di concentrazione del capitale ha origini diverse – secondo Pikett – da quello dell’Europa.  In particolare negli Stati Uniti e negli ultimi decenni …un numero crescente di alti dirigenti delle grandi imprese sta prendendo il sopravvento. Una prima spiegazione può essere un’improvvisa ascesa dei livelli di qualificazione e di produttività degli alti dirigenti rispetto alla massa degli altri salariati. Una seconda spiegazione, a mio avviso più plausibile e più coerente con i fatti osservati, è che sono gli stessi alti dirigenti in larga misura a fissare le proprie retribuzioni, a volte senza alcun contegno, e spesso senza un chiaro rapporto con la produttività individuale, molto difficile da stimare nell’ambito di aziende di grandi dimensioni.”

europaNel secondo grafico, che riguarda la variazione, nel Regno Unito, in Francia ed in Germania, del valore complessivo dei patrimoni privati dal 1870 ad oggi, si nota in primo luogo l’altissimo grado di prosperità che ha caratterizzato l’Europa alla fine del XIX secolo, successivamente si constata un forte calo, nel periodo  dal 1914 al 1945,  dopo segue una continua crescita al punto che i patrimoni privati sembrano quasi raggiungere i livelli ante prima guerra mondiale. La spiegazione,  nel caso europeo, è che nelle società a crescita debole i patrimoni ereditati dal passato assumono per loro natura un rilievo sproporzionato poichè, ad accrescere in modo continuativo e sostanziale l’ampiezza dello stock, basta anche un debole flusso di risparmio….Quando il tasso di rendimento del capitale supera in misura significativa il tasso di crescita – e  vedremo che è il caso più frequente nel corso della storia, quantomeno fino al XIX secolo, destinato con ogni probabilità a essere la norma nel XXI – il fenomeno implica automaticamente che i patrimoni ereditati dal passato si ricapitalizzano più in fretta rispetto all’andamento del processo di produzione e dei redditi. Per cui, per chi eredita patrimoni dal passato, basta risparmiare una quota anche limitata di reddito del proprio capitale perchè quest’ultimo si accresca più in fretta rispetto alla crescita economica nel suo complesso”.

In tali condizioni, è inevitabile che i patrimoni ricevuti in eredità prevalgano largamente sui patrimoni accumulati in una vita di lavoro, e che la concentrazione del capitale raggiunga livelli assai elevati, potenzialmente incompatibili con i valori meritocratici e i principi di giustizia sociale che costituiscono il fondamento delle nostre moderne società democratiche.

In conclusione, il processo di accumulazione e di distribuzione dei patrimoni contiene in sè  fattori talmente potenti da spingere verso la divergenza, cioè verso un livello di disuguaglianza estremamente elevato:  …più il mercato del capitale è “perfetto”, nel significato che gli economisti danno a questo aggettivo, più è probabile che la disuguaglianza si verifichi. E’ possibile immaginare istituzioni e politiche pubbliche che permettano di contrastare gli effetti di tale  logica implacabile, come un’imposta mondiale progressiva sul capitale. Ma la loro concreta attuazione pone problemi notevoli in termini di coordinamento internazionale. “


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