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Giu
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I due fondamentalismi

Il-fondamentalista-riluttante«Hai mai sentito parlare dei giannizzeri?» «No», dissi io. «Erano ragazzi cristiani, – spiegò, – catturati dagli ottomani e addestrati per essere soldati in un esercito musulmano, a quel tempo il piú potente esercito del mondo. Erano feroci ed estremamente leali: avevano lottato per cancellare dentro di sé la propria cultura, perciò non avevano piú nient’altro a cui rivolgersi».
Fece cadere la cenere della sigaretta in un piattino. «Quanti anni avevi quando sei andato negli Stati Uniti?» mi chiese. «Ci sono andato a fare l’università, – dissi. – A diciotto anni». «Ah, molto piú vecchio, – rifletté lui. – I giannizzeri venivano presi da bambini. Sarebbe stato molto piú difficile farne dei devoti all’impero adottivo se avessero avuto ricordi che non potevano dimenticare». (dal libro di Mohsin Hamid: Il fondamentalista riluttante, Einaudi 2007).

Ogni impero ha i suoi giannizzeri, e Changez è un giannizzero dell’Impero Americano. Giovane pakistano, ammesso a Princeton grazie ai suoi eccezionali risultati scolastici, dopo la laurea  viene assunto da una prestigiosa società di consulenza newyorkese. Diventa così un brillante analista finanziario, sempre in viaggio ai quattro angoli del mondo per valutare i fatturati delle imprese in crisi ( al fine di  massimizzarne i profitti o di dismetterle). Impegnato a volare in business class tra Manila e il New Jersey, Lahore e Valparaiso, e a frequentare l’alta società di Manhattan al braccio della bella e misteriosa Erica, Changez non si rende conto di far parte delle truppe d’assalto di una vera e propria guerra economica globale, combattuta al servizio di un paese che non è il suo. Finché arriva l’Undici settembre a scuotere le sue certezze.

 Il businessman in carriera, costretto a più riprese a sottoporsi ad umilianti controlli di polizia, comincia a perdere colpi. La produttività cala e la barba cresce, quella barba che agli occhi dei suoi concittadini fa di ogni «arabo» un potenziale terrorista. E ciò gli accade mentre gli Stati Uniti invadono l’Afghanistan,  mentre  il Pakistan e l’India sembrano sull’orlo di una guerra atomica, e New York si lascia andare a un’agghiacciante volontà di nostalgica potenza.

Giunge così per Changez il momento di compiere un passo irreversibile. «Un’America come quella andava fermata…» fondamentalista riluttante

Decide di tornare in Pakistan dopo aver conosciuto e sperimentato direttamente il “fondamentalismo” americano, viene chiamato ad insegnare all’Università di Lahore, ma qui si scontra con un altro fondamentalismo, quello dell’islamismo fanatico e violento, che ignora il singolo individuo per farne un numero, da sacrificare in nome di un dogma religioso.

Scritto nella forma di un’avvincente conversazione di cui udiamo una sola voce, quella del protagonista, il romanzo racconta con lucidità la trasformazione di un giovane manager, abituato a «concentrarsi sui fondamenti» delle analisi economiche, in un «fondamentalista riluttante».

 Il romanzo è stato finalista al Booker Prize ed è stato trasposto nel film Il fondamentalista riluttante del 2012 diretto da Mira Nair, con Riz Ahmed, Kate Hudson, Liev Schreiber e Kiefer Sutherland.

Eccezionalmente chiarificatore l’episodio del film in cui Changez è spinto a paragonare le due violenze, quella del capitalismo occidentale selvaggio e quella del fondamentalismo islamico, e in cui decide di rifiutarle entrambe:


1 Response to “I due fondamentalismi”


  1. 1 piero
    27 giugno 2014 alle 14:42

    vedo che la cultura del tuo blog spazia fino ai 4 angoli del pianeta! bene, l’apertura mentale fa bene alla salute. bravo, continua così.


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