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Gen
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“The Butler” o contro il razzismo

the butlerDarkness cannot drive out darkness. Only light can do that. (Martin Luther King, jr.)

Gli americani chiudono sempre un occhio su quello che hanno fatto al loro popolo. Guardiamo al resto del mondo e giudichiamo. Sentiamo parlare dei campi di concentramento, ma quei campi ci sono stati per ben 200 anni anche qui, in America. (dal film “The Butler”, 2013)

Il domestico nero sconfigge gli stereotipi razziali lavorando molto duramente e con affidabilità. Demolisce gradualmente l’odio razziale con il suo esempio di una rigida etica di lavoro e il suo carattere dignitoso. Anche se concepiamo un maggiordomo o una cameriera come persone subordinate, per molti aspetti sono invece persone sovversive, senza neanche saperlo. (dal film “The Butler”, 2013)

Nel 2008 Wil Haygood, giornalista del Washington Post, cercò e trovò un afro-americano che aveva lavorato alla Casa Bianca durante gli anni precedenti all’elezione di Obama.  Si trattava di  Eugene Allen, allora novantenne,  che era stato assunto alla Casa Bianca nel 1952 e che quindi aveva  prestato servizio con 8 Presidenti degli Stati Uniti.  Nato nel 1919 e nipote di schiavi della Virginia, grazie alla sua alta professionalità e riservatezza raggiunse l’apice della carriera, da semplice lavapiatti a maggiordomo del Presidente. In particolare si guadagnò l’amicizia e la stima di Kennedy, Johnson,  Reagan, Nixon e Carter. Quando il presidente Kennedy fu assassinato nel novembre 1963 a Dallas, Eugene ricevette un invito come ospite al funerale, ma preferì declinare l’offerta per preparare la Casa Bianca alle visite programmate al ritorno della  famiglia Kennedy. Accettò comunque la cravatta preferita di Kennedy offertagli dalla vedova Jacqueline. In occasione di una cena di stato fu invitato dalla first lady Nancy Reagan come ospite insieme alla propria consorte. Andò in pensione in pensione nel 1986, da allora trascorse un’esistenza molto discreta e tranquilla, rigorosamente lontana  da qualsivoglia forma di pubblicità. Nel 2010, ormai novantenne e vedovo, morì per un’insufficienza renale al Washington Adventist Hospital, lasciando il figlio Charles.national-white-house-washington-dc-eugene-allen-butler-ronald-reagan

La riservata esistenza di Eugene Allen è stata  “romanzata” e trasformata in un film (The Butler, Un maggiordomo alla Casa Bianca)dal regista e produttore afro-americano Lee Daniels, che si è servito di un cast eccezionale, probabilmente con l’obiettivo Oscar 2014. I personaggi di Eugene Allen (chiamato nel film Cecil Gaines) e della moglie sono interpretati  da Forest Whitaker e Oprah Winfrey. Compaiono inoltre Cuba Gooding Jr., Vanessa Redgrave,  Terrence Howard, Lenny Kravitz. Anche i piccoli ruoli dei presidenti americani e delle first lady sono affidati ad attori di una certa levatura: Jane Fonda nel ruolo di Nancy Regan, John Cusack nel ruolo di Nixon, Robin Williams è Eisenhower, Liev Schreiber interpreta Johnson.

Il film ha suscitato reazioni contrastanti, è stato  più apprezzato dal pubblico afroamericano che dai critici cinematografici “bianchi”, i quali si aspettavano forse la rivelazione di grandi segreti sulla Casa Bianca. Niente di tutto questo: mentre i Presidenti americani si succedono velocemente nei pochi spazi che il film dedica loro, la vita di Cecil e della sua famiglia occupa la parte principale del film, sullo sfondo dei fatti principali che hanno segnato il secolo scorso (la segregazione razziale, il Vietnam, l’assassinio di  Martin Luther King e di John Kennedy, infine l’ascesa di un afro-americano alla Casa Bianca). Nelle scene conclusive,  Cecil , ormai in pensione, festeggia con il figlio l’elezione di Barack Obama,  non avendo mai immaginato – nel corso della propria vita – di poter assistere all’evento di un uomo di colore che diventa Presidente degli Stati Uniti. the-butler-un-maggiordomo-alla-casa-bianca

Il filo conduttore di “The Butler” è proprio la discriminazione razziale e la lotta per i diritti civili, che è costata un secolo di conflitti e migliaia di vittime, non solo negli Stati Uniti (si ricordi l’apartheid in Sudafrica). Il merito di Lee Daniels è stato quello di aver saputo presentare con grande abilità questo tema, scartando molti altri avvenimenti che , ugualmente importanti, hanno caratterizzato la storia del XX secolo. E se oggi volessimo svolgere compiutamente il tema dell’immigrazione dai paesi africani, prima spogliati violentemente di risorse e manodopera, e poi  “trattenuti” in povertà dalle nazioni occidentali, dobbiamo riconoscere che è un tema di grande, grandissima attualità.  I critici di questo film hanno dimenticato con troppa facilità (o forse sono troppo giovani per ricordare) le atrocità del Ku-Klux-Klan e dei razzisti americani,  proprio come i giornali italiani riportano in poche righe i cori razziali negli stadi e gli insulti al ministro Kashetu Kyenge, detta Cécile, politica italiana di origine congolese, ministro dell’integrazione del governo Letta.

black domestic worker


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