05
Mar
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Troppo intelligenti per sopravvivere!

 Too smart for our own good (letteralmente:Troppo intelligenti per il nostro bene) è un libro di Craig Dilworth, Dipartimento di filosofia dell’Università di Uppsala (Svezia), che ironicamente fa riferimento alla specie umana e alla sua supposta maggiore intelligenza rispetto alle altre specie animali.

Il libro, che  attualmente non è disponibile in lingua italiana,descrive lo sviluppo dell’ homo sapiens e la sua capacità, nel corso dell’evoluzione, di creare una società talmente complessa e talmente avida di risorse ambientali, da rischiare oggi  l’estinzione totale.

L’uomo ha incrementato costantemente nel tempo la distruzione delle risorse naturali (esauribili e limitate), compromettendo le basi della sua stessa esistenza sulla Terra. Perchè è successo? Secondo la tesi di Dilworth, questo comportamento ecologicamente incompatibile è radicato nella nostra specie come se fosse parte del suo DNA. Basandosi sulla teoria dell’evoluzione, e anche su estese  ricerche di biologia, antropologia, archeologia, economia, storia e scienze ambientali, Dilworth giunge alla conclusione che esiste una spiegazione scientifica fondata del motivo per cui la specie umana dimostra la sua scarsa intelligenza dei problemi ecologici attuali.

CRAIG DILWORTHQuesta spiegazione è basata su quello che Dilworth chiama il principio del circolo vizioso (V.C.P.  Vicious Circle Principle).  Secondo questo principio, nei 200.000 anni di esistenza della nostra specie, il suo sviluppo è consistito in una successione di cambiamenti a partire da situazioni di scarsità e di bisogno, risolte tramite innovazioni tecnologiche, che hanno portato alla disponibilità di maggiori risorse, e quindi ad un surplus e ad una crescita della popolazione, che a sua volta ha eroso le risorse disponibili ritornando ad una situazione di scarsità e di bisogno.(Vedi fig. sotto, modificata da internet)

Tra l’altro, questa teoria spiega come, in termini di V.C.P., gli uomini differiscono dalle altre specie animali per il fatto che la popolazione umana è in crescita costante  (anche se le risorse del pianeta sono in costante esaurimento e l’inquinamento ambientale in costante aumento), mentre questa crescita non si verifica nel caso delle altre specie animali.V.C.P. semplificato

Ovviamente non c’era bisogno di un filosofo per argomentare che la specie umana non dimostra tutta quell’intelligenza che da sola si attribuisce, in quanto è ormai chiaro che l’uomo è stato in grado di creare problemi ambientali complessi, ma non è stato capace di risolverli. Finora un simile comportamento “suicida” era attribuito semplicemente all’egoismo e all’avidità.

Dopo il libro di Dilworth occorre un ripensamento: l’uomo è per sua natura incapace di risolvere i problemi del proprio futuro perchè la sua intelligenza è limitata dalla logica V.C.P (esempio di tale logica: controllo delle nascite? lo fa solo la Cina e, se diventeremo troppi, nuove tecnologie ci permetteranno di colonizzare altri pianeti).

Dilworth ha il grande merito di aver sollevato il problema della “saggezza” dell’uomo, ma se la sua teoria è corretta,  riusciremo nella lotta per sopravvivere solo se potremo disporre di una maggiore capacità cranica e di qualche milione di neuroni in più!

Per approfondire:

https://cucugliato.com/2011/03/26/i-limiti-dello-sviluppo/

http://ugobardi.blogspot.com/2012/02/cosa-ci-fa-una-specie-cosi-intelligente.html


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