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THE CHINA STUDY: DEBOLI EVIDENZE

 – “The China Study” è stato uno studio ecologico [gli studi “ecologici”  o di correlazione valutano l’associazione tra una variabile indipendente –fattore di rischio o esposizione – e una variabile correlata – tasso di morbosità o effetto–  e analizzano la corrispondenza dei due fenomeni in diverse aree geografiche intervalli di tempo. In questo tipo di studi è molto difficile il controllo delle variabili confondenti. (n.d.r.)] , che in generale produce evidenze piuttosto deboli. Questo non vuol essere un giudizio negativo perché gli studi ecologici fanno parte di obiettivi di ricerca molto più ampi, e perciò sono importanti. Essi aggiungono frammenti di dati, ma con questi non si possono trarre conclusioni su dieta e salute.  E, poiché la popolazione esaminata non include vegetariani, è molto difficile trarre delle conclusioni.  Parimenti, i dati che riguardano studi su animali non sempre sono applicabili agli esseri umani. Io raccomanderei la lettura del rapporto AICR/WCRF su dieta e cancro per rendersi conto dello stato reale delle nostre conoscenze su questo argomento. –  (Ginny Messina, www.theveganrd.com).

Questo giudizio di Ginny Messina, che cura un blog in inglese per vegetariani/vegani (coloro che non si nutrono di alimenti provenienti da animali o da loro prodotti, come latte e derivati, uova ecc.) mi è sembrato la più pertinente valutazione del volume  “The China Study”, pubblicato nel 2005 in inglese e ora disponibile in italiano, che si vanta di essere “il più importante studio epidemiologico mai realizzato, durato 27 anni e realizzato in collaborazione con varie università….le cui conclusioni, se applicate, salverebbero la vita a milioni di persone“.

Ma quali sono, in poche parole, le conclusioni di questo studio? Sono ben riassunte a pag. 108 dell’edizione italiana: Alla fine dei conti, la solidità e la coerenza della maggioranza delle prove è sufficiente a trarre valide conclusioni: i cibi di origine vegetale fanno bene e i cibi di origine animale no.”  Date tali conclusioni, suffragate (a detta degli Autori) dai risultati di ampi studi condotti in laboratorio, come quello su una proteina del latte, la caseina  (che avrebbe dimostrato di avere effetti cancerogeni nei ratti) o come il più ampio studio descrittivo condotto sulla popolazione delle varie regioni della Cina  ( da cui sarebbero emersi i rapporti tra colesterolo elevato, alimenti di origine animale e vari tipi di cancro e malattie cardiache), non c’è da meravigliarsi che qualcuno abbia voluto approfondire i dati grezzi citati a sostegno di queste tesi, riuscendo anche a trovare degli errori di correlazione, delle omissioni e delle conclusioni incoerenti.

E’ il caso di un’altra blogger, Denise Minger, vegetariana per 10 anni e poi pentita, che ha espresso le sue osservazioni critiche sul suo blog www.rawfoodsos.com in un lungo post qui riportato in italiano:

 THE CHINA STUDY_ FATTI O FANDONIE ?(traduzione integrale in italiano del post di Denise Minger: THE CHINA STUDY: FACT OR FALLACY? ).

 Non essendo epidemiologa, si è esposta alla replica dello stesso Dr. T. Colin Campbell, autore di “The China Study”, il quale però  ha dovuto ammettere che “The China Study” è stato uno studio di tipo ecologico (descrittivo) e perciò non poteva stabilire sicure relazioni di causa-effetto  tra le variabili considerate, anche perchè non era aggiustato per i fattori confondenti.

 Campbell, nella sua replica, spiega di  essersi basato, nel trarre le sue conclusioni, su molti altri studi precedenti di diversi Autori (e non solo sui dati grezzi del “The China Project” che sono riassunti solo “in 1 dei 18 capitoli del libro“), inoltre afferma che i dati accertati in “The China Study” non costituiscono “una prova assoluta”, anche se possono fornire “abbastanza informazioni da improntare decisioni di ordine pratico“. Dichiara di essere stato contrario a pubblicare il libro con un titolo fuorviante, avendo suggerito all’Editore altri 200 titoli in cui “The China Study” non era incluso (“We suggested 200 possible titles, not one of wich was The China Study“) ma l’Editore  ha imposto quel titolo perchè “avevamo firmato un contratto”  e si assumeva lui ogni responsabilità.  (Vedi il testo integrale della replica in inglese: REPLY TO DENISE MINGER

 Le parti più interessanti della replica di Mr. Campbell sono riportate qui in italiano:

 CAMPBELL_RISPOSTA A DENISE MINGER  (estratto in italiano del post  di Campbell)

Se questo è quanto, può essere utile leggere il libro di Campbell per confermare alcune idee corrette su una sana alimentazione (fibre, antiossidanti, ecc) ma per quanto riguarda dieta e tumori, meglio ascoltare il consiglio della nostra Ginny Messina e trovare le evidenze scientifiche  oggi disponibili sui rapporti tra cancro e dieta nello studio  AICR/WCRF da lei citato e qui sotto riportato (in inglese, ma con tabelle comprensibili):

FOOD NUTRITION PHYSICAL ACTIVITY AND THE PREVENTION OF CANCER 2007 

Sul ruolo di prevenzione di una dieta ricca di  cereali integrali  (wholegrains) nei confronti di malattie cardiache, diabete di tipo II, tumori e ipertensione, vedi foto a fianco  su piramide alimentare asiatica, tratta da

http://www.oldwayspt.org/asian-diet-pyramid

e consulta il sito (in inglese):

www.wholegrainscouncil.org

Un numero notevole di studi concorda sul fatto che i cereali raffinati   (pane e pasta bianchi, ecc.) non conservino le stesse proprietà salutistiche dei cereali integrali (vedi:

 http://www.wholegrainscouncil.org/whole-grains-101/what-are-the-health-benefits


5 Responses to “THE CHINA STUDY: DEBOLI EVIDENZE”


  1. 1 Flavia
    6 ottobre 2011 alle 09:10

    Davvero interessante. P.S.: aspetto il commento sull’addio a Steve Jobs

  2. 2 Filomena
    21 settembre 2012 alle 20:21

    “Campbell, nella sua replica, spiega di essersi basato, nel trarre le sue conclusioni, su molti altri studi precedenti di diversi Autori (e non solo sui dati grezzi del “The China Project” che sono riassunti solo “in 1 dei 18 capitoli del libro“), inoltre afferma che i dati accertati in “The China Study” non costituiscono “una prova assoluta”.

    Vedo che Lei non ha letto il libro altrimenti non si sarebbe mai incartato con un errore simile.
    Campell sostiene, e questa è la pura verità che può chiedere anche al medicuncolo più inesperto del pianeta, che nessuno studio esistente al mondo costituisce una prova assoluta. Nemmeno quelli sui danni del fumo e questo perchè ci sono sempre soggetti che reagiscono in maniera diversa e anche se sono una manciata vanno considerati e non si può parlare di assolutismo. TUTTI dico TUTTI i dati provenienti da ricerche scientifiche.
    Questa dichiarazione, presente anche nel libro, denota invece la grande onestà del Professore.
    Le cose sono tre, o Lei non ha letto il libro, o non l’ha capito oppure è sponsorizzato.

      • 4 scienceisscience
        20 gennaio 2013 alle 21:27

        Ha ragione Filomena. Ogni studio controllato dipende dalle dimensioni del campione (controllo). Non potendo essere il campione equivalente alla popolazione nella sua interezza, i risultati vanno interpretati in modo statistico, quindi niente prove assolute. E’ ovvio che se il campione risulta statisticamente rappresentativo e i risultati statisticamente significativi, allora quanto trovato con la ricerca effettuata con buona certezza vale per l’intera popolazione.

  3. 5 io
    10 luglio 2013 alle 17:18

    ma avete mai sentito parlare di cherry picking voi? è quello che fa Campbell…


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