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GIACOMO ULIVI, PARTIGIANO

Mi sono spesso chiesto cosa pensavano tutti quei  giovani che hanno sacrificato, nei due secoli trascorsi,  la propria vita per l’Italia e per la Libertà.  E come mi sarei comportato io al loro posto, e  soprattutto, cosa farebbero e direbbero oggi se fosse possibile, per miracolo, farli rivivere ed ascoltare la loro voce, le loro opinioni alla luce della storia che noi conosciamo. Si trattava di veri eroi, di sognatori, o di illusi?  Mentre si celebra un’Italia Unita ma profondamente divisa,  sono andato a rileggermi alcune Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana” , e una di queste mi ha particolarmente colpito, per la lucidità e i riferimenti ad un’attualità che l’Autore non poteva conoscere e non avrebbe mai conosciuto.  Giacomo Ulivi era un partigiano fucilato a 19 anni, nel 1944.   Nato in provincia di Parma il 29 ottobre 1925, conseguì nel  1942, con un anno di anticipo,  la maturità classica. Nell’autunno si iscrisse alla Facoltà di medicina, ma dopo alcune settimane, chiese e ottenne il passaggio alla Facoltà di legge dell’Università di Parma. In questo periodo Ulivi maturò le proprie convinzioni antifasciste. Libero da obblighi di leva, dopo l’8 settembre 1943 entrò in contatto con la Resistenza locale. Nel febbraio 1944 fu incaricato di tenere i collegamenti tra il C.L.N. di Parma e quello di Carrara. Contribuì all’organizzazione di renitenti alla leva sull’Appennino tosco-emiliano. Fu catturato l’11 marzo 1944 ma riuscì a fuggire. Nascostosi a Modena, riprese la propria attività clandestina in questa provincia ma fu nuovamente catturato. Riuscito ad evadere una seconda volta dal carcere, ritornò a svolgere incarichi per il C.L.N. di Modena. Il 30 ottobre  fu arrestato da elementi delle Brigate Nere  e  fucilato il 10 novembre 1944  sulla Piazza Grande di Modena. Fu insignito della medaglia d’argento al valore militare alla memoria.

Tra il secondo e l’ultimo arresto scrisse ai suoi amici la seguente lettera: clic su:  LETTERA DI GIACOMO ULIVI_1944

(FONTE:  Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della Resistenza italiana: http://www.ultimelettere.it/ultimelettere/ulfinestra.php?idfoto=101, INSMLI )

ITALO CALVINO

Sui rapporti tra politica e corruzione, è assolutamente da non perdere la lettura di uno stupendo racconto di Italo Calvino dal titolo Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti (La Repubblica, 15 marzo 1980), che ritengo perfetto sia  per la forma che per il contenuto.  Per leggerlo integralmente cliccate qui:

ITALO CALVINO – APOLOGO SULL’ONESTA’ NEL PAESE DEI CORROTTI


2 Responses to “GIACOMO ULIVI, PARTIGIANO”


  1. 1 giovanni
    19 marzo 2011 alle 10:15

    RIFARE NOI STESSI
    Certo che si ha il dovere di imparare sempre, sino all’ultimo istante della propria vita, ho accolto con ammirazione l’insegnamento del diciannovenne
    Giacomo Ulivi contenuto nella lettera inviata ai suoi amici qualche mese prima di essere fucilato. Esaminando gli errori fatti nel portare avanti la causa della resistenza partigiana egli individua il problema dei problemi in “se stessi” e asserisce che è necessario “rifare noi stessi”. Quanta lucidità in un giovane che sa di camminare con la morte a fianco! Invita poi a non cadere nel tranello di considerare la politica come “un lavoro di specialisti” ed asserisce che “vita politica vuol dire soprattutto diretta partecipazione ai casi nostri”. Invita inoltre a combattere l’egoismo e ad impegnarsi nella “cosa pubblica” perché “il nostro interesse e quello della cosa pubblica finiscono per coincidere”. Ed infine con autorevolezza ammonisce: “Ricordate, siete uomini, avete il dovere se il vostro istinto non vi spinge ad esercitare il diritto, di badare ai vostri interessi, di badare a quelli dei nostri figli, dei vostri cari. (…) Oggi bisogna combattere contro l’oppressore. Questo è il primo dovere per noi tutti: ma è bene prepararsi a risolvere quei problemi in modo duraturo, e che eviti il risorgere di essi ed il ripetersi di tutto quanto si è abbattuto su di noi”. Anche oggi, 18 marzo 2011, all’indomani della celebrazione del 150° dell’Unità d’Italia, cerimonia all’insegna della sobrietà col saggio messaggio del presidente Napolitano, abbiamo degli oppressori contro cui combattere: il folle egoismo della finanza mondiale, il liberismo selvaggio, l’incapacità dei nostri governanti di trovare adeguate soluzioni. Non possiamo permetterci una disoccupazione giovanile al 29% che nega il futuro ai nostri figli e ai nostri nipoti. Non possiamo assistere passivamente al disastro ambientale ed al decadimento della nostra cultura e della nostra civiltà.
    Orgogliosi che la nostra Italia ha dato i natali ai più grandi conoscitori dell’animo umano – Dante, Manzoni, Foscolo, Leopardi, Pascoli … – , ai più grandi genii del pianeta – Leonardo, Galileo, Marconi, Fermi … -, ai più grandi artisti – Michelangelo, Raffaello, Caravaggio, Bernini … – a grandi uomini come Garibaldi, Mazzini, Gioberti, De Gasperi, Moro, Pertini … e ad un numero enorme di martiri risorgimentali e della resistenza attingiamo al loro esempio e facciamo proprio il messaggio del giovane Giacomo Ulivi. Pertanto, impegniamoci nella “cosa pubblica” partendo dal “rifare noi stessi”.

  2. 2 Elisa R.
    24 marzo 2011 alle 10:57

    Leggendo questo commento, mi riaffiorano delle parole amare che, nel settembre 1818, un Leopardi amareggiato dedicò ai giovani italiani periti nelle guerre napoleoniche che sembrano riportare in vita i giovani greci morti alle Termopili.

    “Oh misero colui che in guerra è spento,
    Non per li patrii lidi e per la pia
    Consorte e i figli cari,
    …Ma da nemici altrui,
    Per altra gente, e non può dir morendo:
    Alma terra natia,
    La vita che mi desti ecco ti rendo.”

    Giacomo Leopardi, dalla Canzone “All’Italia”


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